La moda maschile secondo Gaetano Navarra. L’intervista

Lui è un caposaldo della moda, riuiscitosi ad imporre nel mondo della moda sin da giovanissimo. Un’enfaint prodige non solo per frase fatta. Sin da subito catalizza l’attenzione delle più influenti entità del sistema: le top models. Naomi, Claudia e Linda lo fanno balzare sotto le più forti luci del fashion business. Il resto è storia: Gaetano Navarra.
Oggi, dopo oltre vent’anni di mercato-moda, con quale spirito ti poni nei confronti del tuo lavoro?
Credo che la chiave di tutto sia rimanere con i piedi ben saldi per terra. I successi e le soddisfazioni in questo campo sono da godere un po’ alla volta, con giudizio ed a volte senza nemmeno troppo slancio. Oggi ci sei e domani non si sa. Il nostro mondo non ha mezze misure. Ti regala emozioni che ti fanno sentire invincibile ma in un attimo ti può togliere tutto, lasciandoti nel ricordo. È una cosa che non succede ai grandi nomi; quelli che hanno alle spalle anni di storia e di tradizione, ma per noi, stilisti un po’ più di nicchia, giovani designers, è più difficile. Ci si sente sulla cresta dell’ onda per aver vestito una grande pop star o per apparire nelle copertine delle grandi testate di moda; e si pensa che questo basti. Io vado avanti con la stessa curiosità ed entusiasmo di quando ho cominciato. Con la stessa voglia di confrontarmi con i clienti, il mio staff e con le nuove tendenze.
In cosa sei cambiato in questi anni?
Ho 20 kg in più! A parte gli scherzi, sono lo stesso Gaetano. Forse meno incosciente, purtroppo, ma sempre con lo stesso spirito ribelle.
Con che animo ti cimenti su una collezione?
Con la determinazione, in primis. Inizio a ragionare sulle nuove collezioni sapendo di poter fare meglio di quella precedente. Poi viene tutto il resto del progetto. Io vivo del mio lavoro, quindi è facile passare da uno stato di grazia ad un vero è proprio giramento di scatole. Cerco di essere il più positivo possibile perché pare che quest’attitudine attragga il meglio delle cose.
Creare moda continua a restare un’operazione puramente creativa?
Oggi, abbiamo a che fare con un mercato di cui non possiamo più fare molto affidamento. Purtroppo non si può lavorare di pura creatività e poesia. I prezzi delle materie prime sono saliti alle stelle e bisogna adeguarsi. Poi i clienti sono sempre più esigenti e cercano il miglior prodotto al prezzo più basso; quindi creare nuove collezioni diventa un processo “logico”. Tutte le scelte vengono accuratamente calcolate. Ma infondo la creatività resta un buon cinquanta percento della faccenda.

Il trend maschile rivisita sempre l’urban warrior. La tua ultima collezione maschile è d’ispirazione jungle hunter. Perché la moda ha la passione per l’ “aggressività”?
Parliamoci chiaro; non c’è molta possibilità di sperimentare tematiche originali per quanto riguarda la moda maschile. Nel mio caso, il mio uomo non è un totale fashion victim e non posso cimentarmi in volumi troppo particolari o temi troppo di concetto. Quindi mantenendo un profilo “military”, reinterpreto i temi più “facili” che permettono di sviluppare una collezione chiara e ben vendibile; più commerciale, spezzata da dettagli e da alcuni pezzi decisamente forti e fashion.
Le tue ultime collezioni estive, soprattutto femminili, sembrano molto eterogenee. Voglia di accontentare un po’ tutti oppure è un bene necessario variare costantemente il proprio stile?
È assolutamente necessario variare. A volte basta poco, non si deve per forza cambiare drasticamente ma più che altro “evolvere”. La moda cambia di continuo e tu devi cambiare con lei, mantenendo nei dettagli il tuo stile e la tua storia.
Il tuo stile personale è sempre molto easy. Creativo in passerella e uomo comune nella vita?
E’ il mio lavoro ad essere speciale; quello che faccio deve creare un sogno. Nella vita sono un uomo comune.
Cosa ne pensi dei tantissimi concorsi di moda che mirano a lanciare giovani talenti nel fashion sistem? Li trovi efficaci?
Penso che addirittura dovrebbero esserci anche più concorsi. Non bisogna dimenticare che i ragazzi di oggi saranno i nuovi talenti di domani ed è necessario che le grandi realtà della moda diano un contributo concreto. Penso, ad esempio, che il progetto Spiga2 di Dolce&Gabbana sia fantastico. Offre la possibilità ai giovani stilisti emergenti non solo di essere notati, ma anche di essere venduti. Detto questo, sono consapevole che non è facile, per un giovane stilista, intraprendere un percorso professionale da protagonista unico.
Come ti poni, quindi, nei confronti delle giovani reclute?
Il mio team creativo è formato esclusivamente da giovani ragazzi che amano questo lavoro e per cui hanno una totale dedizione. Il mio ufficio è diventato, per tutti, una seconda casa. Passiamo più tempo seduti attorno alla scrivania, tra pantoni e riviste, che all’aperto. Per questo è necessario che il clima sia pacifico e complice. Lavoro a stretto contatto coi giovani; ci confrontiamo su ogni singola decisione da prendere e per me questo è importante. Si lavora meglio in squadra ed il loro punto di vita, fresco e nuovo, assieme alla mia esperienza nel settore, è la giusta combinazione lavorativa.
Il tuo è uno dei mestieri che più affascina l’opinione pubblica. Per questo, senti mai l’ansia di essere avvicinato solo per la posizione che hai conquistato nel tuo campo?
E’ successo e me ne sono accorto sempre troppo tardi. È stato doloroso proprio perché tendo a fidarmi molto. Penso di essere un uomo generoso e quando mi piace una persona la stimo e la rispetto da subito, sia nella vita privata che lavorativa. Molti alle prime difficoltà hanno deciso di girarmi le spalle e di allontanarsi. Mi pesava; ma a quarant’ anni capisci di chi poterti fidare. Le persone che mi amano mi sono sempre state accanto, a prescindere da tutto e per me è importante che loro stiano al mio fianco.
Grazie.
Antonio P.

