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Ema Stokholma la mamma la picchiava e si vedevano i lividi il racconto triste

Ema Stokholma ha raccontato pubblicamente di aver vissuto un’infanzia segnata da violenze fisiche e psicologiche inflitte dalla madre.

In diverse interviste e nel suo libro autobiografico, ha descritto episodi di abusi che lasciavano segni visibili, come i lividi, e che venivano ignorati da chi le stava intorno.

“Tutti sembrano voltarsi dall’altra parte davanti alle scenate, ai ‘conti che si faranno a casa’, ai lividi”.

Ema ha spiegato che la madre era una persona con gravi problemi psicologici e che le violenze erano frequenti, tanto da farle vivere la casa come un luogo pericoloso, mentre trovava sollievo solo fuori, con amici o a scuola. Ha raccontato anche di episodi estremi, come quando la madre la portò su un ponte ordinandole di buttarsi.

La conduttrice ha sottolineato come il silenzio e l’indifferenza degli adulti abbiano aggravato la situazione: nessuno interveniva, nonostante i segni evidenti delle percosse. Solo a quindici anni Ema riuscì a scappare di casa, iniziando così un percorso di emancipazione personale.

Le sue testimonianze sono state condivise per rompere il tabù sulla violenza domestica e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di prestare attenzione ai segnali di disagio nei bambini.

Perché Ema ha deciso di raccontare pubblicamente la sua esperienza di violenza familiare

Ema Stokholma ha scelto di condividere la sua storia di violenza familiare per diverse ragioni importanti:

  • Rompere il silenzio sulla violenza domestica: Ema ha dichiarato che raccontare la propria esperienza era fondamentale per spezzare il tabù che spesso circonda gli abusi subiti in famiglia. Parlare apertamente permette di dare voce a chi, come lei, ha vissuto situazioni simili e si è sentito isolato o inascoltato.

  • Sensibilizzare l’opinione pubblica: Attraverso le sue testimonianze e il suo libro, Ema ha voluto attirare l’attenzione sul problema della violenza contro i minori e sulle conseguenze del silenzio e dell’indifferenza degli adulti che circondano le vittime.

  • Dare coraggio ad altre vittime: Raccontando la sua storia, Ema spera di incoraggiare chi subisce violenza a non vergognarsi, a chiedere aiuto e a credere nella possibilità di un futuro migliore. Il suo messaggio è rivolto soprattutto ai giovani che vivono situazioni di disagio, per far capire loro che non sono soli e che esiste una via d’uscita. Ema ha spiegato che scrivere e parlare delle sue esperienze è stato anche un modo per affrontare il dolore e trasformarlo in forza, trovando un senso di liberazione personale e aiutando altri a fare lo stesso.