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Chi è Massimo Bossetti ospite di Belve Crime nuovo trasmissione di Francesca Fagnani

Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, sarà il primo ospite di Belve Crime, il nuovo programma di Francesca Fagnani in onda su Rai 2 a partire da martedì 10 giugno alle 21:20.

L’intervista esclusiva è stata realizzata all’interno del carcere di Bollate, dove Bossetti è detenuto. Sarà la prima volta che il muratore di Mapello parlerà in televisione in modo così approfondito della sua vicenda giudiziaria, ribadendo la sua innocenza nonostante le condanne definitive in Appello e Cassazione.

Cos’è Belve Crime?

Belve Crime è uno spin-off del programma Belve e si concentra su interviste a protagonisti di casi di cronaca nera. Ogni puntata sarà introdotta da Stefano Nazzi, giornalista esperto di cronaca nera e autore del podcast Indagini, che fornirà un contesto dettagliato prima delle interviste.

L’intervista a Bossetti promette di essere un confronto teso e serrato, con domande dirette da parte di Francesca Fagnani, offrendo al pubblico una nuova prospettiva su uno dei casi più discussi della cronaca italiana recente.

La vita e la storia di Massimo Bossetti

Massimo Giuseppe Bossetti è un muratore italiano nato il 28 ottobre 1970 a Clusone (BG), noto per essere stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, una tredicenne scomparsa nel 2010 a Brembate di Sopra (BG). Il caso ha avuto un’enorme risonanza mediatica in Italia, sia per la complessità delle indagini sia per le controversie emerse durante il processo.

Chi è Massimo Bossetti

Massimo Bossetti a Belve, ecco chi è – menchic.it

Bossetti viveva a Mapello con la moglie Marita Comi e i loro tre figli. Era considerato un uomo riservato e senza precedenti penali. Lavorava come muratore e conduceva una vita apparentemente ordinaria.

L’indagine e l’arresto

Dopo il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio nel febbraio 2011, gli investigatori avviarono una vasta campagna di raccolta di campioni di DNA, analizzando oltre 22.000 persone. Il DNA trovato sugli indumenti della vittima fu attribuito a un individuo sconosciuto, denominato “Ignoto 1”. Le indagini portarono a identificare Giuseppe Guerinoni, un autista di autobus deceduto nel 1999, come padre biologico di “Ignoto 1”. Successivamente, si scoprì che Massimo Bossetti era figlio illegittimo di Guerinoni, fatto di cui lo stesso Bossetti era ignaro. Il 16 giugno 2014, Bossetti fu arrestato dopo che il suo DNA risultò compatibile con quello di “Ignoto 1”

Il processo e la condanna

Il processo a carico di Bossetti iniziò nel 2015. La difesa contestò la validità delle prove del DNA, sostenendo che i campioni fossero contaminati e che non fosse stato possibile un’adeguata controperizia. Nonostante ciò, il 1º luglio 2016, la Corte d’Assise di Bergamo condannò Bossetti all’ergastolo. La sentenza fu confermata in Appello nel 2017 e in Cassazione nel 2018

Le controversie e le richieste di revisione

Bossetti ha sempre proclamato la sua innocenza. La sua difesa ha presentato diverse istanze per la revisione del processo, focalizzandosi sulla presunta contaminazione delle prove e sulla mancanza di trasparenza nelle analisi del DNA. Nel 2019, la Corte d’Assise di Bergamo autorizzò la riesamina di alcuni reperti, ma nel 2021 tutte le richieste furono rigettate, poiché i campioni di DNA erano stati esauriti

La presenza mediatica

Il caso ha ispirato numerosi libri, documentari e film. Nel 2021, Netflix ha rilasciato il film “Yara”, diretto da Marco Tullio Giordana. Nel 2024, è stata pubblicata la docuserie “The Yara Gambirasio Case: Beyond Reasonable Doubt”, che ha riacceso il dibattito pubblico sulla vicenda.