Salute

Scoperto il sintomo che nessuno associa al Lupus: potresti averlo anche tu!

Il sintomo che spesso nessuno associa al lupus, ma che può essere un segnale importante della malattia, è la sensazione di avere un’influenza che non passa mai: febbre lieve e persistente, brividi, dolori muscolari e sonnolenza che durano settimane o mesi invece di risolversi in pochi giorni come accade con una normale influenza.

Questo quadro viene spesso sottovalutato o attribuito ad altre cause, ma nel lupus questi sintomi possono essere il primo campanello d’allarme, soprattutto se si presentano insieme ad altri segnali come stanchezza cronica, perdita di peso ingiustificata, dolori articolari o manifestazioni cutanee.

Molte persone non collegano questi sintomi al lupus perché sono comuni e aspecifici, ma la loro persistenza e la concomitanza con altri disturbi devono spingere a consultare un medico reumatologo per una valutazione approfondita.

Cos’è il Lupus?

Il lupus, o più precisamente lupus eritematoso sistemico (LES), è una malattia cronica autoimmune in cui il sistema immunitario, invece di proteggere l’organismo, attacca erroneamente cellule, tessuti e organi sani, provocando infiammazione e danni che possono coinvolgere praticamente qualsiasi parte del corpo.

Colpisce soprattutto le donne giovani, in particolare tra i 20 e i 35 anni, con un’incidenza circa 9 volte superiore rispetto agli uomini. Il lupus può manifestarsi con sintomi molto variabili, tra cui febbre, stanchezza, dolori articolari, rash cutanei (come il caratteristico “eritema a farfalla” sul volto), lesioni della pelle, problemi renali, disturbi cardiaci e neurologici. L’andamento della malattia è cronico-recidivante, con fasi di remissione e riacutizzazione.

Le cause esatte non sono completamente note, ma si ritiene che siano coinvolti fattori genetici, ambientali (come infezioni o esposizione al sole) e ormonali. La diagnosi può essere complessa a causa della grande variabilità dei sintomi. Il trattamento prevede l’uso di farmaci immunosoppressori, corticosteroidi e, nei casi più gravi, farmaci biologici, con l’obiettivo di controllare l’infiammazione e prevenire i danni agli organi.