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Erkann Coruh a Menchic:”La mia nuova visione della moda”

Erkann-Coruh
Turco di nascita e adottato, con affetto, dagli italiani. In pochissimo tempo è riuscito a farsi apprezzare e ad imporsi nel vastissimo panorama della moda. Commistiona se stesso al concetto di lusso italiano, generando una nuova visione di moda, sempre diretta alle nuove generazioni. Su Menchic parla Erkann Coruh.

Che ragazzo eri quando vivevi in Turchia?
Ero timido e molto curioso. Sognavo tanto e vedevo la bellezza di mia madre e di mia sorella come una guida; loro sono sempre state delle fonti di forte ispirazione. In particolare mia madre era al centro del mio mondo, per come si vestiva e truccava; era una donna che si sentiva completamente libera. Si circondava di amiche bellissime e la sua presenza mi faceva sentire come se vivessi in una sfilata; forse è stato questo a spingermi verso il mondo del fashion design.

Qual è stato il tuo percorso che ti ha portato a sfilare a Milano?
Ho studiato per sei anni all’Accademia di Belle Arti di Istanbul, animato dalla stessa curiosità di quando ero piccolo. Lavoravo in contemporanea nel mondo dell’artigianato; dipingevo a mano stoffe pregiate e creavo turbanti fatti di fiori. Aiutavo anche tanti stilisti e dato che l’industria della moda stava iniziando ad esplodere, ho scelto di partecipare a diversi concorsi, per farmi conoscere. Ho vinto un master per la Domus Academy e così sono arrivato in Italia. Dopo il master ho lavorato per quattro anni con Giorgio Sogari, colui che considero il mio padre italiano. Grazie a lui ho capito il sistema moda, tralasciando, almeno per un pò, l’ambito puramente artistico.

Tema ricorrente delle tue sfilate è l’aspetto religioso. È una scelta umana o meramente estetica?
È una scelta umana ma anche estetica. La religione è un elemento, in primis, comunicativo legato a me, in quanto credente. Poi ovviamente mi affascina l’allure dell’estetica religiosa. Ho assorbito molto anche dalla cultura italiana, anche per forza di cose, considerando che ci vivo da sette anni. Mi ispira tantissimo Milano e l’autunno, una stagione magica in questa città. Però, mi piace l’idea di portare qualcosa di nuovo, di mio, nell’estetica italiana. La mia visione religiosa e me stesso, con la mia voce, è l’apporto che vuole essere una novità per il paese che mi ospita.

In qualità di outsider, da non italiano, che ne pensi del nostro sistema moda?
Credo che sei ha un progetto potente, l’Italia ti accetta e ti può dare la possibilità di sviluppare la tua idea. Poi arriva la parte più fastidiosa, ovvero le sue regole. Sono queste regole che frenano la creatività e la poesia del nostro lavoro e quindi, bloccano i giovani rendendogli la vita difficoltosa. È quello che mi trovo ad affrontare io da tre anni; una vera lotta. Devo però ammettere che questo paese mi aiuta tantissimo a giungere al mio concetto di alta qualità e di artigianalità; a dare un concetto di made in Italy alle mie creazioni.

Tu stesso hai incontrato la fama grazie ai concorsi di moda. Che ne pensi di quelli italiani?
I concorsi aiutano tantissimo i giovani talenti. Sono davvero tanti i ragazzi e le ragazze molto valide del mondo della moda. Per questo penso che ci vorrebbero molti altri concorsi come Who’s on the next?. Si deve riuscire a capire che i giovani sono capaci di generare idee forti e per questo non bisognerebbe mai limitarli. Bisognerebbe dargli molte opportunità. Dalla mia parte, ho un occhio attento sui giovani. Le mie creazioni e le mie sperimentazioni sono tutte rivolte alle nuove generazioni.

di Antonio P.