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Longevity Fitness per Businessmen: La Guida Defini Longevity Fitness per Businessmen:
La Guida Definitiva per Uomini tra i 30 e i 60 Anni che Vogliono Performare Meglio, Invecchiare Meno e Vivere di Più
Il tuo corpo è il tuo asset più sottovalutato
C’è una domanda che nessuno ti fa al board, ma che determina tutto il resto: in che forma sei?
Non si tratta di estetica. Non si tratta di sollevare pesi per sembrare più giovane nelle foto. Si tratta di qualcosa di molto più concreto: la tua capacità di pensare con chiarezza alle 18:00 di un mercoledì pesante, di reggere un viaggio intercontinentale senza tre giorni di recovery, di prendere decisioni difficili quando il cortisolo è già alto e il sonno è stato insufficiente.
I migliori CEO del mondo lo sanno. Tim Cook si sveglia alle 4:30 e si allena. Jeff Bezos dorme otto ore e considera il recupero fisico una priorità strategica. Mark Zuckerberg combatte la MMA. Non per moda. Per una ragione molto precisa: il corpo è infrastruttura cognitiva. E come ogni infrastruttura, se non viene manutenuta, si degrada — silenziosamente, progressivamente, e a un certo punto in modo irreversibile.
Questa guida è stata costruita per uomini tra i 30 e i 60 anni che gestiscono aziende, portafogli, team o carriere ad alta intensità. Non è un programma di allenamento. È un sistema di riferimento: otto capitoli, trenta articoli, un unico obiettivo. Darti gli strumenti per rallentare il tuo orologio biologico, ottimizzare le tue performance fisiche e mentali, e costruire una forma fisica che funzioni nella tua vita reale — non in una versione idealizzata di essa.
L’invecchiamento non è un evento. È un processo. E come ogni processo, può essere gestito, rallentato, ottimizzato. La biologia è dalla tua parte — se sai come usarla.
Quello che segue è la mappa completa. Ogni sezione introduce un dominio, spiega perché conta per te oggi, e ti rimanda agli articoli specifici dove trovi le istruzioni operative. Leggila dall’inizio alla fine la prima volta. Poi usala come riferimento ogni volta che vuoi approfondire un capitolo specifico.... continua su www.menchic.it
Jannik Sinner: l’uomo che ha conquistato il mondo Jannik Sinner: l’uomo che ha conquistato il mondo
A 24 anni, Jannik Sinner ha già vinto più di quanto la maggior parte degli atleti conquisti in un’intera carriera. Quattro Slam, il numero 1 al mondo, numeri che sfidano i confini della storia. Eppure, il tratto che colpisce di più chi lo incontra non è la grandezza, ma la normalità. Un paradosso che vale la pena esplorare, perché nasconde una lezione di business che va ben oltre il tennis.
La fabbrica del campione: San Candido, non Beverly Hills
Per capire Jannik Sinner bisogna partire da dove tutto ha avuto inizio: una piccola città dell’Alto Adige di poco più di tremila abitanti, incastonata tra le Dolomiti. San Candido non è il posto da cui ti aspetti emerga il tennista più forte del mondo. Non ci sono accademie di lusso, sponsor milionari pronti a scommettere su di te da bambino, né un ecosistema sportivo costruito per sfornare campioni globali.
I genitori di Jannik, Siglinde e Hanspeter Sinner, hanno gestito per vent’anni il rifugio Fondovalle in Val Fiscalina. Una famiglia di madrelingua tedesca, abituata alla concretezza della montagna, al lavoro silenzioso, alla disciplina che non ha bisogno di essere predicata perché è già nel DNA di chi vive a quelle altitudini. Quando Jannik a tre anni e mezzo prende in mano la prima racchetta, non c’è ancora nessun progetto su di lui. Solo un bambino che gioca.
Quella semplicità di partenza è il primo elemento che distingue Sinner dalla narrativa classica del campione. Non è il bambino prodigio cresciuto in una bolla dorata. È qualcuno che ha dovuto costruire tutto, un mattone alla volta, con le proprie mani e la propria testa. E questa origine incide profondamente sul tipo di atleta — e di persona — che è diventato.
«Non mi piace complicare le cose. Cerco di essere semplice, in campo e fuori.»
Il metodo Sinner: costruire per sistemi, non per fortuna... continua su www.menchic.it
Crescita Professionale nel 2026: Le Skill Che Fann Crescita Professionale nel 2026: Le Skill Che Fanno la Differenza per i Business Leader
Il mercato del lavoro è cambiato in modo irreversibile. Non si tratta solo di digitalizzazione o intelligenza artificiale: si tratta di una ridefinizione profonda di cosa significa essere un professionista di valore. Per chi ha già raggiunto un certo livello di carriera, la domanda non è ‘come trovo lavoro’, ma ‘come continuo a essere rilevante, autorevole e capace di generare impatto reale’.
La crescita professionale, per un businessman maturo, ha regole diverse rispetto ai primi anni di carriera. Non si costruisce più accumulando titoli o presenze in meeting. Si costruisce sviluppando una combinazione precisa di competenze hard, soft e — come vedremo — di quelle che potremmo chiamare ‘meta-skill’: le abilità di apprendere, adattarsi e influenzare il sistema attorno a te.
Questa guida non è pensata per chi è all’inizio. È pensata per chi sa già come funziona il gioco, ma vuole vincerlo con più consapevolezza.
1. Intelligenza Artificiale: Non Serve Diventare Ingegneri, Serve Pensare da Orchestratori
La skill più discussa del momento è anche quella più fraintesa. Quando si parla di AI nei contesti business, la maggior parte dei professionisti si divide in due categorie: chi la ignora per paura e chi la abbraccia superficialmente. Entrambi perdono.
Il vero vantaggio competitivo nel 2025 non sta nel saper programmare algoritmi, ma nel saper orchestrare sistemi intelligenti. Significa capire cosa può delegare all’AI, cosa richiede giudizio umano e, soprattutto, come progettare workflow ibridi che moltiplicano la produttività senza sacrificare la qualità.
I business leader più efficaci hanno già imparato a usare strumenti come ChatGPT, Claude, Copilot e le piattaforme di automazione non come giocattoli, ma come leve strategiche. Usano l’AI per analisi competitive, sintesi di report, generazione di scenari decisionali, prima bozza di comunicazioni strategiche. Il tempo risparmiato viene reinvestito in ciò che nessun algoritmo può fare: costruire relazioni, prendere decisioni ad alto rischio, ispirare team. ... continua su www.menchic.it
Come Organizzare una Giornata in Barca per Clienti Come Organizzare una Giornata in Barca per Clienti Top: La Guida Definitiva per il Business Esclusivo
Strategie, imbarcazioni e dettagli premium per trasformare un evento in mare in un’opportunità di business irripetibile
Nel mondo del business di alto livello, la scelta del contesto in cui si incontrano i clienti più importanti vale quanto la qualità del prodotto o del servizio offerto. Un ufficio, per quanto lussuoso, rimane uno spazio formale e prevedibile. Un ristorante stellato, pur garantendo eccellenza gastronomica, non offre quell’esclusività assoluta che certi rapporti richiedono. Il mare, invece, è un’altra storia.
Organizzare una giornata in barca per i propri clienti top non è semplicemente un’attività di intrattenimento: è una strategia relazionale sofisticata, una mossa di posizionamento che comunica potere, gusto e attenzione al dettaglio. È in quei contesti che le conversazioni diventano più profonde, che la fiducia si consolida, e che gli accordi più importanti trovano il momento giusto per essere finalizzati.
In questa guida esploreremo tutti gli elementi che rendono un corporate boat day un evento di successo: dalla scelta dell’imbarcazione giusta, alla gestione logistica impeccabile, fino all’arte di creare l’atmosfera perfetta per chiudere accordi in modo naturale e memorabile. E soprattutto, vi mostreremo perché affidarsi a menchic.it per l’organizzazione di questi eventi esclusivi è la scelta che fa la differenza.... continua su www.menchic.it
Mangiare da CEO: la guida all’alimentazione per ch Mangiare da CEO: la guida all’alimentazione per chi non ha tempo di essere malato
Benvenuto nella serie di 20 articoli dedicati all’alimentazione per businessmen. Non troverai qui tabelle caloriche, sermoni sul colesterolo o ricette detox. Troverai quello che funziona davvero quando hai tre call di fila, un volo alle 7 e una cena di lavoro la sera.
Se sei arrivato qui cercando ‘alimentazione per manager’, ‘dieta per imprenditori’ o ‘cosa mangiare per avere più energia al lavoro’, sei nel posto giusto. Ma preparati: quello che leggerai nelle prossime settimane è molto lontano da quello che trovi sui siti di benessere tradizionali.
Questa serie nasce da una premessa semplice: per chi guida un’azienda, gestisce un team, vola spesso e non si ferma quasi mai, il cibo non è piacere, non è salute in senso astratto — è performance. È il carburante che decide se alle 17 sei ancora lucido o stai annuendo a una proposta che avresti rifiutato alle 9.
Nei prossimi 20 articoli parleremo di tutto questo. In modo diretto, concreto, senza paternalismi.
Il problema reale: perché i businessman mangiano male
Non è una questione di disciplina. Non è che i top manager non sanno che le patatine fritte all’aeroporto non sono la scelta ottimale. Il problema è strutturale: il calendario decide per te, e il calendario non ha mai sentito parlare di finestra metabolica.
Una ricerca pubblicata su Harvard Business Review ha documentato come i dirigenti senior perdano mediamente 3-4 ore di produttività cognitiva ogni giorno a causa di abitudini alimentari non calibrate al loro stile di vita. Tradotto: non dormono bene, mangiano in modo caotico, assumono troppa caffeina per compensare, e si trovano in un ciclo di energia artificiale che regge fino ai 45 anni — poi crolla. ... continua su www.menchic.it
Outward Bound e Leadership: Quando la Natura Diven Outward Bound e Leadership: Quando la Natura Diventa la Migliore Business School
Come i programmi outdoor di Outward Bound trasformano manager e dirigenti in leader autentici, resilienti e capaci di ispirare.
Il Paradosso del Leader Moderno
Sei un executive di successo. Il tuo calendario è blindato settimane in anticipo, gestisci team distribuiti su più fusi orari, navighi con agilità le acque agitate della trasformazione digitale. Eppure, in certi momenti — in aeroporto alle 6 di mattina, oppure fissando il soffitto alle 2 di notte — ti chiedi se stai davvero guidando, o semplicemente stai reagendo.
Questo è il paradosso del leader contemporaneo: più crescono le responsabilità, più si restringe lo spazio per quella riflessione profonda che è la vera materia prima della leadership autentica. Le business school insegnano modelli e framework. I coach aiutano a ottimizzare comportamenti. Ma chi aiuta il leader a ritrovare se stesso?
La risposta, per decine di migliaia di executive in tutto il mondo, si trova dove non te lo aspetteresti: su una montagna, in mezzo a un bosco, o galleggiando su un fiume in piena.
Outward Bound: Molto Più di un’Avventura
Fondato nel 1941 dal pedagogo tedesco Kurt Hahn, Outward Bound nasce con una missione che ha qualcosa di rivoluzionario: credere che ogni essere umano possegga risorse interiori molto più grandi di quanto pensi. Hahn, che aveva già fondato la scuola di Salem in Germania e Gordonstoun in Scozia, era convinto che la sfida fisica e il confronto con l’ambiente naturale potessero forgiare un carattere che nessuna aula avrebbe mai potuto costruire.
Il nome stesso è emblematico: “outward bound” è un termine nautico che indica una nave che lascia il porto sicuro per prendere il largo. È un’immagine potente e deliberata. Non si tratta di fuggire dalla realtà aziendale, ma di prenderne le distanze giuste per vederla con chiarezza nuova. continua su www.menchic.it
Codice del Leader: Quello che ho imparato su Onore Codice del Leader: Quello che ho imparato su Onore e Rispetto
Nel business ho visto persone vincere in fretta usando aggressività e furbizia. Per un periodo ho pensato fosse quella la strada. Poi ho capito una cosa semplice: il potere senza onore dura poco. E spesso lascia macerie.
Ho imparato che l’onore non è qualcosa che mostri agli altri. È lo standard che imponi a te stesso quando nessuno guarda.
Le volte in cui ho tradito una promessa fatta a me stesso (anche piccola) la mia sicurezza ne ha risentito. Al contrario, ogni impegno mantenuto ha costruito qualcosa di più solido della reputazione: il rispetto per me stesso.
Anche sulla trasparenza ho cambiato approccio. Prima tendevo a proteggere il team nascondendo le difficoltà. Oggi faccio l’opposto: condivido anche quando la situazione è incerta. Non crea debolezza. Crea fiducia.
Col tempo ho capito che il rispetto non è una questione di educazione. È una strategia.... continua su www.menchic.it
Jaguar E-Type: L’Automobile Perfetta che Ha Ridefi Jaguar E-Type: L’Automobile Perfetta che Ha Ridefinito il Lusso su Quattro Ruote
Storia, design e fascino senza tempo della vettura che Enzo Ferrari chiamò “la macchina più bella del mondo”. Una guida essenziale per chi apprezza l’eccellenza.
Ci sono oggetti che trascendono la loro funzione e diventano arte pura. La Jaguar E-Type è uno di questi. Lanciata nel 1961 al Salone di Ginevra, questa vettura britannica ha cambiato per sempre il modo in cui il mondo intendeva la sportiva di lusso. Non si trattava semplicemente di un’automobile veloce: era una dichiarazione estetica, un manifesto del buon gusto, una macchina capace di porre sullo stesso piano il piacere visivo e quello di guida. Per chi vive al ritmo dei risultati, delle scadenze e delle decisioni strategiche, la Jaguar E-Type rappresenta un promemoria potente: l’eccellenza vera non richiede compromessi.
La Storia della Jaguar E-Type: Nascita di un’Icona
La Jaguar E-Type nasce dall’ambizione di William Lyons, fondatore di Jaguar, e dall’ingegno visionario di Malcolm Sayer, aerodinamico che aveva lavorato con la Bristol Aircraft Company. Sayer non progettò l’E-Type guardando altre automobili: la disegnò ispirandosi ai principi della fluidodinamica e alle curve naturali, come quelle del corpo umano o delle ali di un uccello in volo.
Il debutto al Salone di Ginevra fu trionfale. Enzo Ferrari la definì “la macchina più bella mai costruita”, una citazione che ancora oggi accompagna ogni menzione di questo modello e che vale più di qualsiasi campagna pubblicitaria. In pochissimi giorni, gli ordini superarono ogni aspettativa. Il prezzo di lancio era di 2.097 sterline in Gran Bretagna — meno della metà rispetto a una Ferrari o a una Aston Martin con prestazioni comparabili — il che rese l’E-Type accessibile anche a una fascia più ampia di appassionati.
La produzione durò quattordici anni, dal 1961 al 1975, articolata in tre serie distinte. La Serie 1, oggi la più ricercata dai collezionisti, è quella che meglio incarna il DNA originale: linee purissime, fari a bolla di vetro, interni essenziali ma curatissimi. La 2, introdotta nel 1968, ... continua su www.menchic.it
DIALOGO TRA Pitagora e Vitalik Buterin Fiducia, Ma DIALOGO TRA Pitagora e Vitalik Buterin
Fiducia, Matematica e Decentralizzazione: uno strumento mentale per chi prende decisioni
Introduzione
Cosa succede quando il filosofo che scoprì l’armonia dei numeri incontra l’ingegnere che ha costruito una macchina mondiale per la fiducia senza fiduciario?
Questo dialogo è un esperimento mentale. Non è fiction. È uno strumento per chi deve prendere decisioni in contesti complessi: CEO, fondatori, policy maker, investitori, designer di sistemi. Ogni scambio è una lente. Ogni risposta, un principio operativo.
Pitagora parla per assiomi: breve, denso, quasi intraducibile. Buterin traduce in architettura, in protocollo, in esempi verificabili. Insieme, tracciano una mappa per navigare il problema più antico del potere: come costruire sistemi che resistano alla corruzione dell’uomo.
【 Tema I 】
Fiducia e Matematica
La fiducia è il problema centrale di ogni organizzazione umana. Ogni istituzione — banca, governo, contratto — è un dispositivo per gestire la fiducia tra parti che non si conoscono. Ma cosa succede quando la matematica stessa diventa il garante?
— PITAGORA
Il numero non negozia. Non si stanca. Non ha paura. Quando due parti concordano su una forma, il numero è il testimone eterno.
— VITALIK BUTERIN
Esattamente. Ethereum nasce da questa idea: invece di fidarsi di una banca, ti fidi dell’aritmetica. Uno smart contract è un programma che gira su migliaia di computer contemporaneamente. Non puoi corromperlo, non puoi fermarlo. Se scrivi ‘quando A paga X, trasferisci Y a B’, questo accade — senza avvocati, senza notai, senza intermediari. Il numero è il testimone. E il testimone non mente.... continua su www.menchic.it
Negoziazione Integrativa: L’Arte di Comunicare per Negoziazione Integrativa: L’Arte di Comunicare per Vincere Insieme
Nel mondo degli affari, chi sa negoziare davvero non è chi ottiene di più a spese dell’altro: è chi riesce a costruire accordi che durano. La negoziazione integrativa — nota anche come negoziazione win-win — è la competenza che distingue i businessman di lungo corso dai semplici deal-maker. Ma al centro di tutto, c’è un elemento spesso sottovalutato: la comunicazione.
In questo articolo esploriamo come padroneggiare la comunicazione nella negoziazione integrativa possa trasformare il modo in cui stringi accordi, costruisci relazioni professionali e, in ultima analisi, generi valore duraturo per te e per le controparti.
Cos’è la Negoziazione Integrativa (e Perché Non È “Fare a Metà”)
Prima di parlare di comunicazione, è fondamentale chiarire cosa si intende davvero per negoziazione integrativa. Troppo spesso viene confusa con il semplice compromesso — quel classico “ci dividiamo la differenza” che lascia entrambe le parti parzialmente insoddisfatte.
La negoziazione integrativa, invece, si basa su un principio fondamentalmente diverso: espandere il valore complessivo disponibile prima di dividerlo. L’obiettivo non è ottenere una fetta più grande della torta, ma fare in modo che la torta stessa sia più grande.
Questo approccio, codificato in ambito accademico dai ricercatori di Harvard negli anni ’80 con il celebre “Getting to Yes” di Fisher e Ury, parte da un’assunzione rivoluzionaria: le parti in causa hanno interessi diversi, ma non necessariamente opposti. Individuare queste divergenze di priorità è il primo passo per creare accordi superiori....continua su www.menchic.it
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Emmy Awards 2019 le nomination ci sono Game of Thrones e Chernobyl
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Emmy Awards 2019 le nomination ci sono Game of Thrones e Chernobyl

  • MenchicAD
  • 17 Luglio 2019

Emmy Awards 2019 le nomination ci sono Game of Thrones e Chernobyl. Sono state annunciate le nomination degli Emmy Awards 2019 gli Oscar della tv americana. Vediamo tutte le nomination.

Emmy Awards 2019 le nomination ci sono Game of Thrones e Chernobyl

Vediamo tutte le nomination assegnate categoria per categoria.

Miglior drama
Better Call Saul
Bodyguard
Il Trono di Spade
Killing Eve
Ozark
Pose
Succession
This Is Us

Miglior comedy
Barry
Fleabag
La fantastica signora Maisel
Russian Doll
Schitt’s Creek
The Good Place
Veep

Miglior miniserie
Chernobyl
Escape at Dannemora
Fosse/Verdon
Sharp Objects
When They See Us

Miglior film-tv
Black Mirror: Bandersnatch
Brexit
Deadwood: Il film
King Lear
My Dinner With Hervé

Miglior attore di una serie drama
Jason Bateman, Ozark
Sterling K. Brown, This Is Us
Kit Harington, Il Trono di Spade
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Billy Porter, Pose
Milo Ventimiglia, This Is Us

Miglior attrice di una serie drama
Emilia Clarke, Il Trono di Spade
Jodie Comer, Killing Eve
Viola Davis, Le regole del delitto perfetto
Laura Linney, Ozark
Mandy Moore, This Is Us
Sandra Oh, Killing Eve
Robin Wright, House of Cards

Miglior attore di una serie comedy
Anthony Anderson, Black-ish
Don Cheadle, Black Monday
Ted Danson, The Good Place
Michael Douglas, Il metodo Kominsky
Bill Hader, Barry
Eugene Levy, Schitt’s Creek

Miglior attrice di una serie comedy
Christina Applegate, Dead to Me
Rachel Brosnahan, La fantastica signora Maisel
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Natasha Lyonne, Russian Doll
Catherine O’Hara, Schitt’s Creek
Phoebe Waller-Bridge, Fleabag

Miglior attore non protagonista di una serie drama
Alfie Allen, Il Trono di Spade
Jonathan Banks, Better Call Saul
Nikolaj Coster-Waldau, Il Trono di Spade
Peter Dinklage, Il Trono di Spade
Giancarlo Esposito, Better Call Saul
Michael Kelly, House Of Cards
Chris Sullivan, This Is Us

Miglior attrice non protagonista di una serie drama
Gwendoline Christie, Il Trono di Spade
Julia Garner, Ozark
Lena Headey, Il Trono di Spade
Fiona Shaw, Killing Eve
Sophie Turner, Il Trono di Spade
Maisie Williams, Il Trono di Spade

Migliore attore non protagonista di una serie comedy
Alan Arkin, Il metodo Method
Anthony Carrigan, Barry
Tony Hale, Veep
Stephen Root, Barry
Tony Shalhoub, La fantastica signora Maisel
Henry Winkler, Barry

Miglior attrice non protagonista di una serie comedy
Alex Borstein, La fantastica signora Maisel
Anna Chlumsky, Veep
Sian Clifford, Fleabag
Olivia Colman, Fleabag
Betty Gilpin, GLOW
Sarah Goldberg, Barry
Marin Hinkle, La fantastica signora Maisel
Kate McKinnon, Saturday Night Live

Miglior attore in una miniserie o film-tv
Mahershala Ali, True Detective
Benicio del Toro, Escape at Dannemora
Hugh Grant, A Very English Scandal
Jared Harris, Chernobyl
Jharell Jerome, When They See Us
Sam Rockwell, Fosse/Verdon

Miglior attrice in una miniserie o film-tv
Amy Adams, Sharp Objects
Patricia Arquette, Escape at Dannemora
Aunjanue Ellis, When They See Us
Joey King, The Act
Niecy Nash, When They See Us
Michelle Williams, Fosse/Verdon

Miglior attore non protagonista in una miniserie o film-tv
Asante Blackk, When They See Us
Paul Dano, Escape at Dannemora
John Leguizamo, When They See Us
Stellan Skarsgard, Chernobyl
Ben Whishaw, A Very English Scandal
Michael K Williams, When They See Us

Miglior attrice non protagonista in una miniserie o film-tv
Patricia Arquette, The Act
Marsha Stephanie Blake, When They See Us
Patricia Clarkson, Sharp Objects
Vera Farmiga, When They See Us
Margaret Qualley, Fosse/Verdon
Emily Watson, Chernobyl

Miglior regia per una serie drama
Jason Bateman, Ozark (Riparazione)
David Benioff & D.B. Weiss, Il Trono di Spade (Il Trono di Spade)
Lisa Brühlmann, Killing Eve (Mali estremi)
Adam McKay, Succession (Il compleanno)
David Nutter, Il Trono di Spade (Gli ultimi Stark)
Daina Reid, The Handmaid’s Tale (Holly)
Miguel Sapochnik, Il Trono di Spade (La lunga notte)

Miglior regia per una serie comedy
Alec Berg, Barry (The Audition)
Harry Bradbeer, Fleabag (Episodio 1)
Mark Cendrowski, The Big Bang Theory (La Sindrome di Stoccolma)
Bill Hader, Barry (ronny/lily)
Daniel Palladino, La fantastica signora Maisel (Andiamo sulle Catskill!)
Amy Sherman-Palladino, La fantastica signora Maisel (Da sola)

Miglior regia una miniserie o film-tv
Ava DuVernay, When They See Us
Stephen Frears, A Very English Scandal
Thomas Kail, Fosse/Verdon (Who’s Got The Pain)
Johan Renck, Chernobyl
Ben Stiller, Escape At Dannemora
Jessica Yu, Fosse/Verdon (Glory)

Miglior sceneggiatura per una serie drama
Jesse Armstrong, Succession (Nessuno si perde mai)
David Benioff & D.B. Weiss, Il Trono di Spade (Il Trono di Spade)
Emerald Fennell, Killing Eve (Carina e in ordine)
Peter Gould & Thomas Schnauz, Better Call Saul (Vincitore)
Jed Mercurio, Bodyguard (Episodio 1)
Bruce Miller & Kira Snyder, The Handmaid’s Tale (Holly)

Miglior sceneggiatura per una serie comedy
Alec Berg & Bill Hader, Barry (ronny/lily)
Maya Erskine & Anna Konkle, PEN15 (Anna Ishii-Peters)
Leslye Headland, Natasha Lyonne & Amy Poehler, Russian Doll (Niente in questo mondo è facile)
David Mandel, Veep (Veep)
Josh Siegal & Dylan Morgan, The Good Place (Il vuoto di Janet)
Allison Silverman, Russian Doll (Un corpo caldo)
Phoebe Waller-Bridge, Fleabag (Episodio 1)

Miglior sceneggiatura per una miniserie o film-tv
Russell T Davies, A Very English Scandal
Ava DuVernay & Michael Starrbury, When They See Us (Parte 4)
Brett Johnson, Michael Tolkin & Jerry Stahl, Escape at Dannemora (Part 6)
Brett Johnson & Michael Tolkin, Escape at Dannemora (Part 7)
Steven Levenson & Joel Fields, Fosse/Verdon (Providence)
Craig Mazin, Chernobyl

Miglior guest star femminile di una serie drama
Laverne Cox, Orange is the New Black
Cherry Jones, The Handmaid’s Tale
Jessica Lange, American Horror Story: Apocalypse
Phylicia Rashad, This Is Us
Cicely Tyson, Le regole del delitto perfetto
Carice van Houten, Il Trono di Spade

Miglior guest star maschile di una serie drama
Michael Angarana, This Is Us
Ron Cephas Jones, This Is Us
Michael McKean, Better Call Saul
Kumail Nanjiani, The Twilight Zone
Glynn Turman, Le regole del delitto perfetto
Bradley Whitford, The Handmaid’s Tale

Miglior guest star femminile di una serie comedy
Jane Lynch, La fantastica Maisel
Sandra Oh, Saturday Night Live
Maya Rudolph, The Good Place
Kristin Scott Thomas, Fleabag
Fiona Shaw, Fleabag
Emma Thompson, Saturday Night Live

Miglior guest star maschile di una serie comedy
Matt Damon, Saturday Night Live
Robert de Niro, Saturday Night Live
Luke Kirby, La fantastica signora Maisel
Peter MacNicol, Veep
John Mulaney, Saturday Night Live
Adam Sandler, Saturday Night Live
Rufus Sewell, La fantastica signora Maisel

Outstanding Host For A Reality Or Competition Program
Ellen DeGeneres, Ellen’s Game of Games
Amy Poehler and Nick Offerman, Making It
RuPaul, RuPaul’s Drag Race
Marie Kondo, Tidying Up with Marie Kondo
James Corden, The World’s Best

Outstanding Structured Reality Program
Antiques Roadshow
Diners, Drive-Ins and Dives
Queer Eye
Shark Tank
Tidying Up with Marie Kondo
Who Do You Think You Are?

Outstanding Unstructured Reality Program
Born This Way
Deadliest Catch
Life Below Zero
RuPaul’s Drag Race
Somebody Feed Phil
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L’invecchiamento non è un evento. È un processo. E come ogni processo, può essere gestito, rallentato, ottimizzato. La biologia è dalla tua parte — se sai come usarla.
Quello che segue è la mappa completa. Ogni sezione introduce un dominio, spiega perché conta per te oggi, e ti rimanda agli articoli specifici dove trovi le istruzioni operative. Leggila dall’inizio alla fine la prima volta. Poi usala come riferimento ogni volta che vuoi approfondire un capitolo specifico.... continua su www.menchic.it
Jannik Sinner: l’uomo che ha conquistato il mondo Jannik Sinner: l’uomo che ha conquistato il mondo
A 24 anni, Jannik Sinner ha già vinto più di quanto la maggior parte degli atleti conquisti in un’intera carriera. Quattro Slam, il numero 1 al mondo, numeri che sfidano i confini della storia. Eppure, il tratto che colpisce di più chi lo incontra non è la grandezza, ma la normalità. Un paradosso che vale la pena esplorare, perché nasconde una lezione di business che va ben oltre il tennis.
La fabbrica del campione: San Candido, non Beverly Hills
Per capire Jannik Sinner bisogna partire da dove tutto ha avuto inizio: una piccola città dell’Alto Adige di poco più di tremila abitanti, incastonata tra le Dolomiti. San Candido non è il posto da cui ti aspetti emerga il tennista più forte del mondo. Non ci sono accademie di lusso, sponsor milionari pronti a scommettere su di te da bambino, né un ecosistema sportivo costruito per sfornare campioni globali.
I genitori di Jannik, Siglinde e Hanspeter Sinner, hanno gestito per vent’anni il rifugio Fondovalle in Val Fiscalina. Una famiglia di madrelingua tedesca, abituata alla concretezza della montagna, al lavoro silenzioso, alla disciplina che non ha bisogno di essere predicata perché è già nel DNA di chi vive a quelle altitudini. Quando Jannik a tre anni e mezzo prende in mano la prima racchetta, non c’è ancora nessun progetto su di lui. Solo un bambino che gioca.
Quella semplicità di partenza è il primo elemento che distingue Sinner dalla narrativa classica del campione. Non è il bambino prodigio cresciuto in una bolla dorata. È qualcuno che ha dovuto costruire tutto, un mattone alla volta, con le proprie mani e la propria testa. E questa origine incide profondamente sul tipo di atleta — e di persona — che è diventato.
«Non mi piace complicare le cose. Cerco di essere semplice, in campo e fuori.»
Il metodo Sinner: costruire per sistemi, non per fortuna... continua su www.menchic.it
Crescita Professionale nel 2026: Le Skill Che Fann Crescita Professionale nel 2026: Le Skill Che Fanno la Differenza per i Business Leader
Il mercato del lavoro è cambiato in modo irreversibile. Non si tratta solo di digitalizzazione o intelligenza artificiale: si tratta di una ridefinizione profonda di cosa significa essere un professionista di valore. Per chi ha già raggiunto un certo livello di carriera, la domanda non è ‘come trovo lavoro’, ma ‘come continuo a essere rilevante, autorevole e capace di generare impatto reale’.
La crescita professionale, per un businessman maturo, ha regole diverse rispetto ai primi anni di carriera. Non si costruisce più accumulando titoli o presenze in meeting. Si costruisce sviluppando una combinazione precisa di competenze hard, soft e — come vedremo — di quelle che potremmo chiamare ‘meta-skill’: le abilità di apprendere, adattarsi e influenzare il sistema attorno a te.
Questa guida non è pensata per chi è all’inizio. È pensata per chi sa già come funziona il gioco, ma vuole vincerlo con più consapevolezza.
1. Intelligenza Artificiale: Non Serve Diventare Ingegneri, Serve Pensare da Orchestratori
La skill più discussa del momento è anche quella più fraintesa. Quando si parla di AI nei contesti business, la maggior parte dei professionisti si divide in due categorie: chi la ignora per paura e chi la abbraccia superficialmente. Entrambi perdono.
Il vero vantaggio competitivo nel 2025 non sta nel saper programmare algoritmi, ma nel saper orchestrare sistemi intelligenti. Significa capire cosa può delegare all’AI, cosa richiede giudizio umano e, soprattutto, come progettare workflow ibridi che moltiplicano la produttività senza sacrificare la qualità.
I business leader più efficaci hanno già imparato a usare strumenti come ChatGPT, Claude, Copilot e le piattaforme di automazione non come giocattoli, ma come leve strategiche. Usano l’AI per analisi competitive, sintesi di report, generazione di scenari decisionali, prima bozza di comunicazioni strategiche. Il tempo risparmiato viene reinvestito in ciò che nessun algoritmo può fare: costruire relazioni, prendere decisioni ad alto rischio, ispirare team. ... continua su www.menchic.it
Come Organizzare una Giornata in Barca per Clienti Come Organizzare una Giornata in Barca per Clienti Top: La Guida Definitiva per il Business Esclusivo
Strategie, imbarcazioni e dettagli premium per trasformare un evento in mare in un’opportunità di business irripetibile
Nel mondo del business di alto livello, la scelta del contesto in cui si incontrano i clienti più importanti vale quanto la qualità del prodotto o del servizio offerto. Un ufficio, per quanto lussuoso, rimane uno spazio formale e prevedibile. Un ristorante stellato, pur garantendo eccellenza gastronomica, non offre quell’esclusività assoluta che certi rapporti richiedono. Il mare, invece, è un’altra storia.
Organizzare una giornata in barca per i propri clienti top non è semplicemente un’attività di intrattenimento: è una strategia relazionale sofisticata, una mossa di posizionamento che comunica potere, gusto e attenzione al dettaglio. È in quei contesti che le conversazioni diventano più profonde, che la fiducia si consolida, e che gli accordi più importanti trovano il momento giusto per essere finalizzati.
In questa guida esploreremo tutti gli elementi che rendono un corporate boat day un evento di successo: dalla scelta dell’imbarcazione giusta, alla gestione logistica impeccabile, fino all’arte di creare l’atmosfera perfetta per chiudere accordi in modo naturale e memorabile. E soprattutto, vi mostreremo perché affidarsi a menchic.it per l’organizzazione di questi eventi esclusivi è la scelta che fa la differenza.... continua su www.menchic.it
Mangiare da CEO: la guida all’alimentazione per ch Mangiare da CEO: la guida all’alimentazione per chi non ha tempo di essere malato
Benvenuto nella serie di 20 articoli dedicati all’alimentazione per businessmen. Non troverai qui tabelle caloriche, sermoni sul colesterolo o ricette detox. Troverai quello che funziona davvero quando hai tre call di fila, un volo alle 7 e una cena di lavoro la sera.
Se sei arrivato qui cercando ‘alimentazione per manager’, ‘dieta per imprenditori’ o ‘cosa mangiare per avere più energia al lavoro’, sei nel posto giusto. Ma preparati: quello che leggerai nelle prossime settimane è molto lontano da quello che trovi sui siti di benessere tradizionali.
Questa serie nasce da una premessa semplice: per chi guida un’azienda, gestisce un team, vola spesso e non si ferma quasi mai, il cibo non è piacere, non è salute in senso astratto — è performance. È il carburante che decide se alle 17 sei ancora lucido o stai annuendo a una proposta che avresti rifiutato alle 9.
Nei prossimi 20 articoli parleremo di tutto questo. In modo diretto, concreto, senza paternalismi.
Il problema reale: perché i businessman mangiano male
Non è una questione di disciplina. Non è che i top manager non sanno che le patatine fritte all’aeroporto non sono la scelta ottimale. Il problema è strutturale: il calendario decide per te, e il calendario non ha mai sentito parlare di finestra metabolica.
Una ricerca pubblicata su Harvard Business Review ha documentato come i dirigenti senior perdano mediamente 3-4 ore di produttività cognitiva ogni giorno a causa di abitudini alimentari non calibrate al loro stile di vita. Tradotto: non dormono bene, mangiano in modo caotico, assumono troppa caffeina per compensare, e si trovano in un ciclo di energia artificiale che regge fino ai 45 anni — poi crolla. ... continua su www.menchic.it
Outward Bound e Leadership: Quando la Natura Diven Outward Bound e Leadership: Quando la Natura Diventa la Migliore Business School
Come i programmi outdoor di Outward Bound trasformano manager e dirigenti in leader autentici, resilienti e capaci di ispirare.
Il Paradosso del Leader Moderno
Sei un executive di successo. Il tuo calendario è blindato settimane in anticipo, gestisci team distribuiti su più fusi orari, navighi con agilità le acque agitate della trasformazione digitale. Eppure, in certi momenti — in aeroporto alle 6 di mattina, oppure fissando il soffitto alle 2 di notte — ti chiedi se stai davvero guidando, o semplicemente stai reagendo.
Questo è il paradosso del leader contemporaneo: più crescono le responsabilità, più si restringe lo spazio per quella riflessione profonda che è la vera materia prima della leadership autentica. Le business school insegnano modelli e framework. I coach aiutano a ottimizzare comportamenti. Ma chi aiuta il leader a ritrovare se stesso?
La risposta, per decine di migliaia di executive in tutto il mondo, si trova dove non te lo aspetteresti: su una montagna, in mezzo a un bosco, o galleggiando su un fiume in piena.
Outward Bound: Molto Più di un’Avventura
Fondato nel 1941 dal pedagogo tedesco Kurt Hahn, Outward Bound nasce con una missione che ha qualcosa di rivoluzionario: credere che ogni essere umano possegga risorse interiori molto più grandi di quanto pensi. Hahn, che aveva già fondato la scuola di Salem in Germania e Gordonstoun in Scozia, era convinto che la sfida fisica e il confronto con l’ambiente naturale potessero forgiare un carattere che nessuna aula avrebbe mai potuto costruire.
Il nome stesso è emblematico: “outward bound” è un termine nautico che indica una nave che lascia il porto sicuro per prendere il largo. È un’immagine potente e deliberata. Non si tratta di fuggire dalla realtà aziendale, ma di prenderne le distanze giuste per vederla con chiarezza nuova. continua su www.menchic.it
Codice del Leader: Quello che ho imparato su Onore Codice del Leader: Quello che ho imparato su Onore e Rispetto
Nel business ho visto persone vincere in fretta usando aggressività e furbizia. Per un periodo ho pensato fosse quella la strada. Poi ho capito una cosa semplice: il potere senza onore dura poco. E spesso lascia macerie.
Ho imparato che l’onore non è qualcosa che mostri agli altri. È lo standard che imponi a te stesso quando nessuno guarda.
Le volte in cui ho tradito una promessa fatta a me stesso (anche piccola) la mia sicurezza ne ha risentito. Al contrario, ogni impegno mantenuto ha costruito qualcosa di più solido della reputazione: il rispetto per me stesso.
Anche sulla trasparenza ho cambiato approccio. Prima tendevo a proteggere il team nascondendo le difficoltà. Oggi faccio l’opposto: condivido anche quando la situazione è incerta. Non crea debolezza. Crea fiducia.
Col tempo ho capito che il rispetto non è una questione di educazione. È una strategia.... continua su www.menchic.it
Jaguar E-Type: L’Automobile Perfetta che Ha Ridefi Jaguar E-Type: L’Automobile Perfetta che Ha Ridefinito il Lusso su Quattro Ruote
Storia, design e fascino senza tempo della vettura che Enzo Ferrari chiamò “la macchina più bella del mondo”. Una guida essenziale per chi apprezza l’eccellenza.
Ci sono oggetti che trascendono la loro funzione e diventano arte pura. La Jaguar E-Type è uno di questi. Lanciata nel 1961 al Salone di Ginevra, questa vettura britannica ha cambiato per sempre il modo in cui il mondo intendeva la sportiva di lusso. Non si trattava semplicemente di un’automobile veloce: era una dichiarazione estetica, un manifesto del buon gusto, una macchina capace di porre sullo stesso piano il piacere visivo e quello di guida. Per chi vive al ritmo dei risultati, delle scadenze e delle decisioni strategiche, la Jaguar E-Type rappresenta un promemoria potente: l’eccellenza vera non richiede compromessi.
La Storia della Jaguar E-Type: Nascita di un’Icona
La Jaguar E-Type nasce dall’ambizione di William Lyons, fondatore di Jaguar, e dall’ingegno visionario di Malcolm Sayer, aerodinamico che aveva lavorato con la Bristol Aircraft Company. Sayer non progettò l’E-Type guardando altre automobili: la disegnò ispirandosi ai principi della fluidodinamica e alle curve naturali, come quelle del corpo umano o delle ali di un uccello in volo.
Il debutto al Salone di Ginevra fu trionfale. Enzo Ferrari la definì “la macchina più bella mai costruita”, una citazione che ancora oggi accompagna ogni menzione di questo modello e che vale più di qualsiasi campagna pubblicitaria. In pochissimi giorni, gli ordini superarono ogni aspettativa. Il prezzo di lancio era di 2.097 sterline in Gran Bretagna — meno della metà rispetto a una Ferrari o a una Aston Martin con prestazioni comparabili — il che rese l’E-Type accessibile anche a una fascia più ampia di appassionati.
La produzione durò quattordici anni, dal 1961 al 1975, articolata in tre serie distinte. La Serie 1, oggi la più ricercata dai collezionisti, è quella che meglio incarna il DNA originale: linee purissime, fari a bolla di vetro, interni essenziali ma curatissimi. La 2, introdotta nel 1968, ... continua su www.menchic.it
DIALOGO TRA Pitagora e Vitalik Buterin Fiducia, Ma DIALOGO TRA Pitagora e Vitalik Buterin
Fiducia, Matematica e Decentralizzazione: uno strumento mentale per chi prende decisioni
Introduzione
Cosa succede quando il filosofo che scoprì l’armonia dei numeri incontra l’ingegnere che ha costruito una macchina mondiale per la fiducia senza fiduciario?
Questo dialogo è un esperimento mentale. Non è fiction. È uno strumento per chi deve prendere decisioni in contesti complessi: CEO, fondatori, policy maker, investitori, designer di sistemi. Ogni scambio è una lente. Ogni risposta, un principio operativo.
Pitagora parla per assiomi: breve, denso, quasi intraducibile. Buterin traduce in architettura, in protocollo, in esempi verificabili. Insieme, tracciano una mappa per navigare il problema più antico del potere: come costruire sistemi che resistano alla corruzione dell’uomo.
【 Tema I 】
Fiducia e Matematica
La fiducia è il problema centrale di ogni organizzazione umana. Ogni istituzione — banca, governo, contratto — è un dispositivo per gestire la fiducia tra parti che non si conoscono. Ma cosa succede quando la matematica stessa diventa il garante?
— PITAGORA
Il numero non negozia. Non si stanca. Non ha paura. Quando due parti concordano su una forma, il numero è il testimone eterno.
— VITALIK BUTERIN
Esattamente. Ethereum nasce da questa idea: invece di fidarsi di una banca, ti fidi dell’aritmetica. Uno smart contract è un programma che gira su migliaia di computer contemporaneamente. Non puoi corromperlo, non puoi fermarlo. Se scrivi ‘quando A paga X, trasferisci Y a B’, questo accade — senza avvocati, senza notai, senza intermediari. Il numero è il testimone. E il testimone non mente.... continua su www.menchic.it
Negoziazione Integrativa: L’Arte di Comunicare per Negoziazione Integrativa: L’Arte di Comunicare per Vincere Insieme
Nel mondo degli affari, chi sa negoziare davvero non è chi ottiene di più a spese dell’altro: è chi riesce a costruire accordi che durano. La negoziazione integrativa — nota anche come negoziazione win-win — è la competenza che distingue i businessman di lungo corso dai semplici deal-maker. Ma al centro di tutto, c’è un elemento spesso sottovalutato: la comunicazione.
In questo articolo esploriamo come padroneggiare la comunicazione nella negoziazione integrativa possa trasformare il modo in cui stringi accordi, costruisci relazioni professionali e, in ultima analisi, generi valore duraturo per te e per le controparti.
Cos’è la Negoziazione Integrativa (e Perché Non È “Fare a Metà”)
Prima di parlare di comunicazione, è fondamentale chiarire cosa si intende davvero per negoziazione integrativa. Troppo spesso viene confusa con il semplice compromesso — quel classico “ci dividiamo la differenza” che lascia entrambe le parti parzialmente insoddisfatte.
La negoziazione integrativa, invece, si basa su un principio fondamentalmente diverso: espandere il valore complessivo disponibile prima di dividerlo. L’obiettivo non è ottenere una fetta più grande della torta, ma fare in modo che la torta stessa sia più grande.
Questo approccio, codificato in ambito accademico dai ricercatori di Harvard negli anni ’80 con il celebre “Getting to Yes” di Fisher e Ury, parte da un’assunzione rivoluzionaria: le parti in causa hanno interessi diversi, ma non necessariamente opposti. Individuare queste divergenze di priorità è il primo passo per creare accordi superiori....continua su www.menchic.it
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