
Il vintage è una visione nostalgica e innovativa di moda. Gli oggetti oggi diventati di culto sono la pelle, le borchie, le converse ed il denim. L’esigenza che può portare a questa rivisitazione, in chiave moderna, di ciò che poteva essere considerato fashion decenni orsono, nasce probabilmente dall’eccesso di opportunità contemporanee. Tra brand più o meno validi, più o meno costosi e più o meno creativi, l’imbarazzo della scelta è immensa.
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Col termine intelligibile si intende ciò che sia comprensibile a tutti. Per intenderci, se scrivete i vostri pensieri e chiunque è capace di capirli, avrete scritto un testo intelligibile; se tutti vi trovano una persona esteticamente gradevole vorrà dire che la vostra bellezza è intelligibile; se chiunque vi trova dei gran simpaticoni vorrà dire che siete intellegibili. È per questo che disprezzo l’intelligibilità.
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Si parla di usa e getta. Siamo una delle generazioni che consumano più di quanto mangiano e forse, è per questa ragione che nuotiamo nell’immondizia. Usare, usare e ancora usare; cose, vestiti e persone. Al di là del campo semantico dell’ ecologia, ho spesso la sensazione di vivere in un grosso sistema di compravendita, in cui tutti siamo soggetti, prima o poi, ad essere riposti in una cantina polverosa. Mi sento come uno stilista affittato per un’intera stagione da H&M. Per chi non lo sapesse, spesso e volentieri, H&M allega al proprio nome quello di un designer quotato.
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Vi è mai capitato di desiderare che qualcuno vi trovasse bellissimi? Persino Dante si struggeva, sperando con tutte le sue forze che Beatrice lo trovasse (almeno un po’) figo; ma lei non se lo filava, nonostante poi sia diventato il “sommo”. Estetica a parte, a volte la musica prodotta da certe menti è troppo forte o troppo debole, troppo diversa o troppo canonica. Il problema sorge quando è una musica onesta, che non esce dal diaframma ma dal muscolo involontario per eccellenza: il cuore. Il dramma sussiste quando chi vorremmo, non dispone di un timpano abilitato a certe frequenze.
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Primo blog d’autore su Menchic.it. Dalla penna pungente, rifessiva e attenta di Antonio P. ecco “My Glamorous Prison“, le opinioni di un fashion victim che non mancherà mai di stupirvi, fidatevi. Leggiamolo insieme.
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